DALLA REI AL REDDITO DI CITTADINANZA


Nei salotti della politica c'è fermento per la nascita di questo nuovo strumento di lotta alla povertà: il reddito di cittadinanza. Ma è davvero nuovo?

Attualmente in vigore c'è il reddito di inclusione; fortemente voluto dal governo Renzi è stato sdoganato come una misura di lotta alla povertà e di reinserimento dei soggetti nel mondo del lavoro.

In realtà, facendo una valutazione oggettiva, ad un anno e mezzo dalla sua comparsa, diversi sono stati i limiti di questo progetto. La problematica più evidente (che sembrerebbe ripetersi con il reddito di cittadinanza) è il modello Isee che spesso dimostra non essere effettivamente unità di misura della ricchezza di un nucleo familiare nel momento della presentazione. Il reinserimento lavorativo non è pervenuto con la Rei e le problematiche amministrative sulle domande sono state notevoli con uno sversamento dell'utenza sui CAF (centri di assistenza fiscale) tanto bistrattati dai governi.

Ora si guarda al futuro e al reddito di cittadinanza sperando che tutte queste problematiche vengano eliminate, ma siamo davvero in grado di dare respiro alle famiglie ricollocandole e ridandole dignità oppure vedremo solo esborsi economici fini alla crescita del lavoro nero?

I centri per l'impiego possono davvero trovare una dimensione per essere utili alla ricerca del lavoro per i disoccupati?

Staremo a vedere. Il nostro auspicio è che le nuove misure ridiano un valore al cittadino rendendolo protagonista della crescita del nostro Paese e non individuo da soccorrere.